Alla RiMaflow una serata di cultura con Moni Ovadia e la Civica Scuola di Musica di Corsico


Giovedi 11 gennaio la fabbrica recuperata Rimaflow di Trezzano ha accolto la scuola di musica Antonia Pozzi di Corsico e Moni Ovadia, per una serata in preparazione della Giornata della Memoria. Il salone era strapieno e molti erano coloro che sono rimasti in piedi, nonostante fossero stati preparati posti a sedere per più di 200 persone.

E’ stata una serata emozionante, sia per il valore artistico del repertorio proposto dalla scuola di musica che per le riflessioni di Moni Ovadia, come sempre appassionato e ineccepibile nello svolgersi logico del suo pensiero.

La pianista Lorena Portalupi, direttore della Civica Scuola di Musica di Corsico, ha proposto pezzi di due compositori italiani attivi negli anni 30 ma che, a seguito delle leggi razziali promulgate nel ’38, dovettero abbandonare la loro occupazione e la loro casa per sfuggire alla persecuzione. Finzi morì durante un’ultima fuga nel ’45, mentre Fano riuscì a salvarsi e continuò a lavorare nel dopoguerra. I pezzi proposti sono stati Preludio e Intermezzo Op. 6 per pianoforte di Guido Alberto Fano e C’era una volta e Barque d’Or di Aldo Finzi per soprano e pianoforte.

 

 

Si è anche esibito il Coro In…canto diretto da Antonella Gianese, che in modo mirabile ha cantato diverse melodie popolari in lingua Yiddish e giudaico-spagnola. E’ stato un momento commovente e significativo, a dimostrazione dell’alta qualità del lavoro svolto dalla Civica scuola di Musica di Corsico.

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Moni Ovadia è stato un travolgente narratore di cosa sono state le feroci dittature del ‘900, e ha esortato a informarsi e non dimenticare mai, perchè la memoria è l’unica protezione che abbiamo contro il ritorno dei populismi e delle nuove dittature. Che possono avere forme diverse rispetto a quelle del passato, ma tutte partono dal nazionalismo per produrre capri espiatori, fili spinati, violenza, umiliazione, guerre e distruzione. Anche quando le guerre vengono esportate.

Ha inoltre ribadito che la pietà umana non può impedire di riconoscere che morire per odio non è, non può essere e non sarà mai, la stessa cosa che morire per amore, secondo la profonda riflessione di Padre David Maria Turoldo, il partigiano di fede cattolica che ebbe a dire ” Resistenza fu la scelta dell’umano contro il disumano”. Fascismo e antifascismo non sono equiparabili. I camerati che preferirono combattere contro i propri concittadini pur di sostenere i nazisti combatterono per un’ideologia di odio e di morte, mentre i partigiani lo fecero avendo in mente la costruzione di un mondo di pace, di uguaglianza e di giustizia sociale.

Gli italiani non praticano la memoria, non hanno fatto i conti con il loro passato. Non solo sono stati carnefici (crimini di guerra in Etiopia) ma hanno idealizzato e mistificato anche la propria storia di emigrazione. In un secolo partirono 29 milioni di italiani, che andarono a cercare una vita migliore in luoghi dove per molti anni vennero umiliati, oppressi, trattati come un popolo inferiore. Ma sembra che ce lo siamo dimenticato, e la vittima si trasforma ora in oppressore.

La memoria è dunque importante affinchè non si ripetano, come sembra stia succedendo, le scellerate e tragiche scelte del secolo scorso, ma non solo. Oltre alla distruzione di milioni di uomini perchè ebrei, omosessuali, rom, malati, testimoni di Geova e oppositori politici perpetrata dal regime nazista, non possiamo ignorare che dal dopoguerra a oggi sono avvenuti e continuano ad avvenire genocidi orribili, di cui anche il nostro paese e co-responsabile. L’ultimo in ordine di tempo il sostegno ipocrita agli schiavisti libici, che a fronte del finanziamento che il nostro paese gli garantisce si occupano di allontanare dalla nostra vista tutta quella umanità in transito che viene intercettata e internata nei mostruosi lager libici.

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